GIORGIO GARBARI

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Giorgio Garbari è nato a Trento il 13 marzo 1939, probabilmente col Dna scritto su un pentagramma. Si racconta, infatti, che già quand’era ancora in fasce si dimenasse divertito nel sentire musica. Certo è che fin da ragazzotto amava la musica leggera, particolarmente affascinato dai quartetti vocali. Studia la chitarra classica e – quando si dice “predisposizione” – forma ben presto un suo quartetto vocale, gli “Uranos”, che a partire dal 1959-1960 in pochi anni colleziona una cinquantina di esibizioni sui prosceni teatrali ed in varie sale di spettacolo, con un buon successo di pubblico.Nel 1960 con i suoi “Uranos” entra in blocco nel Coro Dolomiti e nell’aprile del 1962 è chiamato alla direzione del complesso, al quale si è dedicato con grandissima passione fino al 1994.

Durante questi 32 anni di direzione ha composto varie canzoni, ed altre ne ha armonizzate ex novo, come ad esempio “Un che la sa longa”, tuttora in repertorio, su testo del poeta Fabrizio da Trieste, oppure la nuova veste musicale della nota “Dormi mia bella, dormi”, ed ancora, tra varie altre, “Trieste dormi”, “Ninéta a la finestra” (che fu anche incisa nel 1986 con l’accompagnamento strumentale di chitarra, armonica a bocca e basso, primo esempio del tipo nell’ambito della coralità alpina).

Ma su tutti i pezzi armonizzati da Giorgio Garbari per il “Dolomiti” spicca senza dubbio la bellissima “Ciao papà”, da lui musicata ed armonizzata su testo scritto dal corista Adelfo Bayr a ricordo degli alpinisti trentini periti nel 1971 in Patagonia: questo canto segna forse l’apice dell’espressione musicale di Giorgio Garbari ed è tutt’oggi uno dei cavalli di battaglia del coro.

Nel 1994 lasciò il comando a Roberto Deflorian che lo mantenne fino al 2008, per poi cederlo nuovamente allo stesso Garbari che inizia così la sua seconda avventura con il coro.